sabato 22 maggio 2010

ONCOLOGIA MOLECOLARE II PARTE: alterazioni genetiche ed epidemiologia del tumore.


Con questo articolo affronteremo a grandi linee l’epidemiologia del tumore e le alterazioni genetiche ad esso connesso, evitando di scendere troppo nei dettagli, affrontando poi un tumore molto comune e diffuso nel mondo femminile, ossia il cancro alla mammella.
Come già abbiamo detto nell’articolo precedente, neoplasia significa nuova crescita caratterizzata da una proliferazione incontrollata di cellule e, nel momento in cui diventa maligno, stimola l’angiogenesi (ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni), passa nel torrente ematico per poi metastatizzare a distanza.

Attualmente, il cancro è la principale causa di morte. Ovviamente, bisogna considerare il fatto che l’incidenza delle varie neoplasie varia a seconda della fascia di età, del sesso e della popolazione considerata. Per esempio, nelle zone adiacenti alla discarica di basso dell’olmo, sembra ci sia una maggiore incidenza di patologie che interessano il tratto gastrointestinale.
Già Boveri nel secolo scorso, capì che esiste una relazione tra neoplasia e fattori genetici e propose che la trasformazione delle cellule normali a maligne avveniva in seguito a modifiche cromosomiche. Inoltre , vi sono numerose evidenze a confermare l’ipotesi di Boveri, ossia: più di 50 forme tumorali hanno predisposizione ereditaria; le sostanze cancerogene determinano mutazioni a livello del DNA e pertanto sono potenzialmente tumorigene; le leucemie sono caratterizzate da riarrangiamenti cromosomici (in particolare nella leucemia mieloide cronica ); alcuni virus trasportano oncogeni che inducono crescita tumorale nella cellula ospite.
  •  La leucemia mieloide cronica è caratterizzata da una traslocazione bilanciata tra cromosoma 9 e 22 con formazione di un gene chimerico che codifica per una proteina ad attività tirosin-chinasica
 Dunque, il tumore è generato da anomalie genetiche e il suo sviluppo dipende molto dall’ambiente e dalle abitudini di vita, intentendo per ambiente sia il contesto genomico che ambientale in senso lato.
Affinché una cellula diventi tumorale c’è bisogno che ci sia un accumulo di mutazioni, che determinano un’instabilità genomica, con una successiva proliferazione cellulare incontrollata. In condizioni normali, il ciclo cellulare è controllato da due classi di geni, ossia gli oncosoppressori e i proto-oncogeni. I proto-oncogeni sono geni che, in condizioni fisiologiche, attivano il ciclo cellulare. Nei tumori, vengono trasformati in oncogeni.
I geni oncosoppressori sono geni la cui presenza contrasta l’insorgenza di un tumore. Quando la cellula non presenta oncosoppressori, và in contro a trasformazione tumorale. Tra i più noti esempi di oncosoppressori, bisogna considerare BRCA-1 (localizzato sul cromosoma 17, se mutato da origine a carcinoma della mammella) e Rb (se mutato, determina il tumore della retina Retinoblastoma).
Possono essere causa di tumore alcune sostanze chimica, in particolare alcuni inquinanti come la diossina e il benzopirene (contenuto anche nel fumo di sigarette), l’amianto, ma anche le radiazioni, in particolare i raggi UV (per cui è altamente rischioso farsi le lampade abbronzanti, in particolare per gli UVc) , radiazioni elettromagnetiche (raggi x e γ) e corpuscolare (particelle α, β, protoni e neutroni). Inoltre, possono determinare l’insorgenza tumorale alcune infezioni virali, come il virus dell’epatite e l’HIV.

CANCRO DELLA MAMMELLA
E’ la più frequente neoplasia e causa di morte nella popolazione femminile, in particolare oltre i 35 anni di età. La probabilità di sviluppare tale tumore aumenta col giungere della menopausa e con l’avanzare dell’età.
L’età è il principale fattore di rischio, ma bisogna considerare anche la predisposizione genetica, l’età della prima gravidanza, presenza di malattia in un parente e le abitudini di vita (obesità, cattiva alimentazione, fumo, esposizione a radiazioni di vario tipo). La prevenzione e la diagnosi precoce possono ridurre la mortalità di circa il 90 % . In Italia, l’incidenza è pari a 48 casi su 100.000 abitanti. In particolare, il 10-15 % dei casi di carcinoma della mammella e l’80 % dei casi familiari è stato associato ad una mutazione dei geni BRCA-1 /localizzato sul cromosoma 17) e BRCA-2 (localizzato sul cromosoma 13); in condizioni normali, questi due geni sono coinvolti nei meccanismi di riparo del DNA, nella trascrizione, nella ricombinazione e nel controllo del ciclo cellulare. Sono dei geni oncosoppressori, e le mutazioni a carico di questi geni vengono trasmesse con modalità autosomico-dominante con penetranza del 70-80 %. Il restante 80-85% dei casi ha una base multifattoriale, ovverosia vede coinvolti altri geni oltre a BRCA-1 e BRCA-2. considerando un po’ le statistiche, bisogna dire che le mutazioni a carico di BRCA-1/2 sono presenti nel 5,9-9,4% delle donne sotto i 35 anni e nel 12-13,2% nelle donne sotto i 45 anni con familiare affetto.

CONCLUSIONI
Nonostante la ricerca và avanti, il cancro resta ancora un nemico da temere e cercare di sconfiggere. Spero in ulteriori progressi scientifici al fine di migliorare la salute e il benessere umano.

FRANCESCO FLAVIO

BIBLIOGRAFIA:
LELAND H. HARTWELL,GENETICA dalla formale alla gnomica,2004, McGraw-Hill,Milano
SILVERTHORN D. U., Fisiologia, 2007, Casa Editrice Ambrosiana, Milano
ROBBINS L., COTRAN S., Le basi patologiche delle malattie, 2006, Elseiver Italia, Milano
DELLA CORTE F., D’IPPOLITO S., Fondamenti di ematologia umana e comparata,1999,
Liguori Editore, Napoli
Appunti del corso integrato di “Genetica umana e Citogenetica

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